I concerti a Londra e Dublino – La nostra recensione

Non vedevo i Kasabian live da quasi due anni e l’attesa era tanta, tantissima. Primo, perché so quanta energia si sprigiona in un loro concerto ed è un’onda travolgente, secondo perché non vedevo l’ora di ascoltare le nuove canzoni.

Prima del concerto alla O2 Forum Kentish Town di Londra avevo già sentito il primo singolo, You’re In Love With a Psycho, amato al primo ascolto, Comeback Kid, buona colonna sonora per Fifa 2017 e onesto pezzo rock, Ill Ray (The King), decisamente la mia preferita finora, Bless This Acid House, la meno preferita finora.

Ah, dimenticavo Put Your Life On It…appunto.

Purtroppo non avevo sorprese sulla setlist visto che ho partecipato alla terza e ultima data londinese, il 20 aprile 2017, quindi sapevo già più o meno cosa aspettarmi, però ero curiosa. Sono arrivata alla venue intorno alle 17,30 dopo aver volato da Roma nella mattinata. Giusto il tempo di posare lo zaino a casa di un’amica e fare un giro veloce di shopping a Oxford Street. Poi bus fino a Kentish Town, una delle zone più amate di Londra. Il Forum è un locale da circa 2350 posti su tre livelli, il parterre stretto e largo più due gallerie superiori, da poco presa in gestione dalla compagnia telefonica O2.

In fila c’erano già una ventina di persone, infatti ordinatamente mi è stato assegnato proprio il numero 20, che garantiva la prima fila, quindi sono stata un ‘ora e mezza tranquilla a chiacchierare con le altre persone. Si aggiravano anche delle telecamere e probabilmente erano quelle della BBC, infatti l’8 maggio andrà in onda uno speciale sulla band.

Alle 19 puntuali si aprono le porte e come avevo previsto ho tranquillamente preso un posto in prima fila. La novità sui biglietti è che per entrare ora serve la carta di credito con cui si è acquistato il biglietto e il documento di riconoscimento, l’evento infatti era paperless, senza cartaceo appunto.

Poco prima delle 20 sale sul palco la band di supporto, i Cabbage. Una band davvero interessante, tra il punk e il rock, un po’ sottotono dato i problemi avuti la sera precedente (il cantante è stato accusato di molestie sessuali per aver palpato una ragazzina in prima fila). Ma la qualità c’è, secondo me faranno strada. Alle 21 ecco i Kasabian! Preceduti da squilli di trombe (letteralmente), il concerto si apre con Comeback Kid.

Devo dire che live il pezzo gira molto bene, è coinvolgente, fa saltare il pubblico, è un giusto kick off.

Ma il seguito devo dire che a paragone è ancora più forte. Il secondo e il terzo brano sono Bumblebee e Underdog e dopo una doppietta così sei già quasi alla maschera di ossigeno. Il rock è potente, il suono dalla prima fila purtroppo non è il massimo. Il posto piccolo e la vicinanza alle casse provocano spesso impasti di suono e non si può godere bene della forza rock delle chitarre.

Tom è in formissima, voce pulita e potente, energia a mille, trascinatore di folle come suo solito. Si vede che è felice, l’accoglienza del pubblico lo esalta.

Eeez-Eh è acclamatissima dalla folla e si balla come sempre, il finale è un mash-up con Around the World dei Daft Punk, solo per nostalgici degli anni ’90. Il brano è seguito da Shoot the Runner, che è un pezzo classico che ha sempre una gran risposta, ma personalmente mi ha un po’ stancato.

Alla sesta canzone arriva il momento di You’re In Love With a Psycho. Suonato live è divertente e ti dà quei tre minuti per cantartela con allegria senza dover saltare o stancarsi. Forse rende un po’ meno rispetto alla versione in studio, anche perché i coretti di Sergio non sono proprio intonatissimi.

A seguire Club Foot e La Fee Verte. Il primo è un inno classico che scatena sempre il rocker che è in noi, la seconda è un trip psichedelico che mi lascia sognante appoggiata alla barriera. Le luci verdi e la voce da folletto di Sergio trascinano in un mondo di fate.  E ti chiedi perché non faccia più canzoni così. Ma andiamo avanti. Re-Wired è la canzone giusta per alzare i livelli di energia e preparare a Bless This Acid House.

La risposta del pubblico al nuovo brano è ottima, è un rock anthem un po’ da teenager che si presta a cori e a salti scatenati, dal vivo funziona benissimo.

Treat e Empire seguono e messe vicine funzionano bene anche se sono due canzoni completamente diverse, apprezzo la scelta.

Ill Ray è un bomba. Bomba, totale. Non si è capito più nulla, le mie gambe saltavano da sole e finalmente c’è stato un po’ di moshpit da parte di un pubblico sostanzialmente tranquillo. Per me questo pezzo è già un classico, nient’altro da dire.

La chiusura è sempre affidata a L.S.F., mentre i tre brani dei bis sono Stevie, Vlad the Impaler e Fire, una tripletta al fulmicotone. Su Vlad è salito sul palco Noel Fielding, non mascherato, ma indossando un poncho che ha comunque portato scompiglio.

Il 22 aprile sono poi volata a Dublino per vedere l’ultima tappa di questo intimate tour.

L’Olympia Theatre è una venue meravigliosa, un vecchio teatro barocco da 700 posti, non potevano scegliere un posto più bello per un concerto. Anche qui il parterre era molto piccolo e diviso in due da una barriera centrale, in questo modo non c’era possibilità di avere sovrafollamento nelle prime file dato che solo 60 persone potevano accedere alla zona immediatamente davanti al palco.

La scaletta è stata la stessa, ma la risposta del pubblico irlandese è stata clamorosa. Ancora prima di iniziare il concerto il pubblico ha intonato LSF per chiamare la band sul palco. Alla fine di Eeez-Eh e di Vlad hanno continuato a cantare per così tanto tempo che la band ha iniziato a improvvisare con gli strumenti per stargli dietro. E questa è una cosa che in tanti anni di concerti non avevo mai visto. Penso neanche loro, infatti ho visto proprio sulle facce, non lo stupore, ma la felicità di essere così tanto apprezzati. Inoltre ho realizzato ancora di più quanto siano bravi come musicisti, hanno continuato a stare dietro al pubblico per buoni cinque minuti divertendosi e suonando, come ogni musicista dovrebbe fare.

Altra variazione è che su Treat Sergio non è sceso tra la folla come al solito, ma invece ha fatto un’incursione sulla balconata scatenando gli applausi del pubblico. Il che mi ha ricordato tanto il meraviglioso concerto alla Royal Albert Hall del 2013. I Kasabian sono decisamente una band da teatro. Il contrasto tra il posto e la loro musica crea un connubio perfetto.

Alla fine il giudizio complessivo è che la band è sempre da 10 e lode quando suona dal vivo, hanno anima, hanno tecnica e un bel suono. Sono da rivedere cento volte. I pezzi nuovi forse sono ancora da sistemare un po’, ma è normale, un tour così è fatto proprio per testarli. Che dire, ci vediamo a luglio in Italia!

 

 

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